MAdeA - Dovera Caravaggio? 22 km
Chi è MAdeA?
Madea nasce a Lodi nel 1945. Le sue origini sono umili: suo padre è autista e sua madre tessitrice; passa l’infanzia nella portineria del palazzo dove la nonna lavora come custode presso una famiglia nobile. In portineria Madea trascorre molto tempo sola, osservando il passaggio delle persone come appare nella sua opera “Stella Mattutina” (1966). Ad appena un anno dalla nascita rimane orfana del padre, avvinazzato e avvezzo al canto, considerato quindi dalla madre un peso: è grazie ai sacrifici di questa, la quale cerca un guadagno sicuro in fabbrica, che Madea può frequentare la Scuola d’Arte Femminile di Lodi, conseguendone il diploma.
Il suo primo impiego è come insegnante al Collegio Femminile di Codogno, nel 1965. Ma l’esperienza didattica che segna la sua vita e la produzione artistica, viene intrapresa a partire dal 1968 nella scuola d’Arte Applicata di Motta Visconti, paesotto in provincia di Milano, nel quale Madea passerà uno dei periodi più felici della sua vita. Al mestiere di insegnante è legata e contemporanea l’attività di artista: è in questo periodo che inizia ad esporre le sue produzioni in una galleria lombarda, la “Fanfulla” di Lodi.
Nello stesso periodo realizza le opere poi esposte nel 1972 nella galleria “Fatalità”: questa esposizione ottiene un grande successo, portando Madea ad acquistare grande fama, a tal punto che, su decreto del ministro Zanardi, le viene conferito il titolo di docente ad honorem presso l’Istituto Superiore “Gaetana Agnesi” di Milano. Così si trasferisce con la madre nel capoluogo lombardo.
A Milano entra in contatto con i membri del Partito Socialista Italiano, anche grazie agli apprezzamenti ricevuti da alcuni di essi per la propria produzione artistica, nel quale è molto sentita la questione sociale. Tra essi ha un fondamentale ruolo il giornalista Ettore Patrizi, col quale mantiene intense relazioni epistolari; conosce poi Claudio Martelli, Bettino Craxi e Anna Kuliscioff (della quale dice di sentirsi sorella ideale).
Nel 1977 vince il Premio “Milly” per la creatività.
Nello stesso anno organizza la sua seconda personale, “Tempeste”, apprezzata quanto quella di “Fatalità”, vittima però di una forte critica da parte di Luigi Pargnacconi. In questo periodo la sua produzione si concentra soprattutto su temi sociali con forti toni di denuncia, tanto da farla definire l’artista del Quarto Stato.
“Le solitarie” è l’esposizione realizzata a Torino nel 1981, anche anno di uno sbrigativo e presto fallimentare matrimonio dal quale nasce la figlia Bianca, ispiratrice di molte opere e Vittoria, che muore però ad un mese di vita. Da questo periodo le sue vicende personali modificano fortemente la sua ispirazione e le sue opere diventano fortemente introspettive e autobiografiche, come si vede in “Maternità”, realizzato nel 1984, e “Dal Profondo” del 1985.
La separazione avviene nel 1987, anno in cui Madea si trasferisce a Zurigo, dove rimane fino all’inizio della Prima Guerra del Golfo; a Zurigo realizza “Esilio”, 1988, opera con evidente riferimento autobiografico, e il trittico “Le solite ignote”, 1989, opera moderna e attenta alle molte sfaccettature della tematica femminile. L’anno seguente realizza “Orazioni”, raccolta di oli sulla italianità: gli anni della prima guerra nel Golfo trasformano la passione civile in partecipazione, accompagnata all’avvicinamento alle posizioni di Don Gallo.
La corda principale della sua arte sono ormai i sentimenti e, avanzando gli anni, la memoria: nel 1994, lo stesso anno in cui muore la madre Vittoria, da un’altra esperienza amorosa nasce una nuova raccolta di opere, “Il polittico di Mara”, raccolta inusuale per la società cattolica e conservatrice. Due anni dopo, nel 1996, è la volta di “Stella mattutina”, opera autobiografico di successo.
Nel 2002 viene insignita del Premio Musolino per la carriera. Il premio consacra Madea come artista europea, tanto che nel 2004 diventa la prima donna membro dell’Accademia d’Arte d’Italia. Nel 2006 partecipa alla Biennale d’Arte di Venezia con l’installazione “Madea non è Medea”. La sua vita è permeata da profondo pessimismo, chiusura in se stessi e da una ritrovata religiosità che la portano ad affondare in un progressivo oblio.
L’artista attualmente vive a Piacenza e si dedica all’insegnamento del Tai Chi.
Dal 27 marzo al 1° aprile 2010